Il racconto: istruzioni d’uso

3

Seguendo a ritroso le tracce del racconto occidentale, alla ricerca della sua origine, si giunge ad antiche forme orali e varietà medievali. Nonostante i secoli intercorsi fino alla nostra contemporaneità, il racconto non ha mai perso attrattiva agli occhi di autori e lettori. In particolar modo degli scrittori, iniziazione di molti dei quali è avvenuta attraverso questo genere. 

Chi si approccia per la prima volta al mondo della scrittura lo fa partendo da qui. Perché? Presentandosi come genere di narrazione breve, il racconto può sembrare una sfida abbordabile, ancor più se paragonato a una composizione di più ampio respiro come il romanzo. L’acerbo autore, allora, affronta la sua paura e imbocca il tunnel della scrittura, sapendo ridotto il rischio di perdersi lungo il cammino. 

Il più grande pregio del racconto, però, è ciò che lo rende arduo da padroneggiare: la sua brevità, infatti, non è sinonimo di facilità

Ti senti parte di questa categoria e cerchi consigli per non incappare negli errori altrui? Non preoccuparti: sei sul sito giusto! Nel resto dell’articolo ti fornirò una mappa con tutti i passaggi necessari per la creazione di un racconto che rispetti le aspettative del lettore, le regole del genere e che eviti le sabbie mobili dei cliché. 

Concretamente ti mostrerò cos’è un racconto, perché e in cosa si differenzia dal romanzo, una struttura generica su cui basarti per costruire la tua storia e le caratteristiche di trama e personaggi.

Ti chiedo solo di avere pazienza nel seguirmi durante la lettura di tutto l’articolo e sono sicuro che con la tua fantasia, unita alle mie indicazioni, saprai realizzare un capolavoro.

Pronto? Cominciamo!

Racconto e romanzo: mondi paralleli

Il romanzo è una meraviglia, ma la sua tecnica non funziona nel racconto, lo rovina. – Julio Cortázar 

Con l’intento di definire cos’è un racconto, voglio specificare innanzitutto cosa non è: un romanzo

Può sembrare curioso doverlo ribadire, ma l’errore più frequente di chi esordisce in quest’universo è considerarlo una forma di romanzo concentrato. In senso (molto) lato è un giudizio che potremmo accettare. Nel tempo, però, il suo abuso ha causato confusione, finendo per adombrare gli elementi chiave di questa forma narrativa.

Prima di riportarli alla luce e parlarne in dettaglio, quindi, conviene scacciare ogni dubbio. Come? Tracciando, per quanto possibile, una linea di demarcazione che restituisca al racconto il suo spazio vitale. 

Essendo materialmente limitato dal formato dell’articolo e non volendo perderti nei meandri del bosco narrativo, riassumo a tre le differenze tra il racconto e il romanzo: argomentolunghezzaforma. Vediamole insieme. 

  • La prima necessità di cui devi tenere conto è avere un solo episodio come nucleo della narrazione. L’argomento, infatti, deve essere per sua natura sviluppabile in un’unica sequenza narrativa. Non deve, quindi, richiedere l’interruzione della narrazione principale per passare ad altre vicende. È tipica del romanzo, infatti, l’alternanza della trama cardine con le storie individuali dei personaggi e con avvenimenti secondari.
  • La lunghezza è strettamente legata all’argomento. Ti consiglio, perciò, di soprassedere su numeri ideali di cartelle, parole e pagine che puoi leggere in giro. Un limite entro il quale una storia scritta diventa un romanzo o resta un racconto è difficile da teorizzare con precisione. A rendere l’orizzonte più nebuloso, poi, sono intervenute le definizioni di “romanzo breve” e “racconto lungo”. La miglior soluzione, a mio parere, resta prestare attenzione all’argomento: la giusta lunghezza verrà da sé.
  • Infine, la forma. Il racconto rappresenta aspetti specifici della vita, una tranche de vie. Nel romanzo, invece, siamo soliti assistere alla complessità di un contesto di vita e alla sua evoluzione. Se hai sentito, o letto, paragonare l’arte del racconto a una fotografia, ti consiglio di fare tuo questo esempio: sono poche le similitudini migliori. Proprio come un’istantanea, la forma che darai al racconto deve mettere in luce un ritaglio di spazio capace di comunicare il sentore di una realtà più ampia.

Avendo fatto chiarezza sulle differenze tra le due forme di narrativa, sei anche riuscito a farti un’idea di cos’è un racconto: un tipo di narrazione chiusa, in cui le vicende si articolano secondo relazioni di causa-effetto, affrontando aspetti ristretti e localizzati della realtà, ma senza la pretesa di darne un’interpretazione. Come ti sarai reso conto da te, agli aspetti più intuitivi del discorso, ho aggiunto altri spunti per completare il nostro quadro generale. Non preoccuparti, parleremo dei particolari tra poco.

Se, però, arrivato a questo punto la voglia di aprire un nuovo file di word e iniziare a scrivere il tuo racconto è irrefrenabile, devo chiederti di resistere ancora qualche minuto: siamo quasi giunti alla fine e sono sicuro che non vorrai perderti altri consigli su come migliorare la qualità del tuo scritto. 

Le tre unità di Aristotele

Sicuramente sai di cosa sto per parlare o ne hai un vago ricordo grazie alle materie umanistiche studiate durante gli anni di liceo, ma lascia che ti presenti uno degli strumenti più utili per chi si approccia la prima volta all’arte del racconto.

Nel suo trattato Poetica, il filosofo greco Aristotele (384-322 a.C.) affermò che la tragedia dovesse avere unità. Più precisamente egli si riferiva a un’unità di azione (inizio, svolgimento e fine). Quello che per Aristotele era un semplice dato di fatto, nel 1500, venne interpretato come una sorta di canone e fu così che gli studiosi del tempo si adoperarono per una teorizzazione delle cosiddette tre unità aristoteliche: di luogo, di tempo e di azione.  

Oggi, quelle regole, possono vestire il racconto, essendo il suo sviluppo orientato a un’azione celere e lineare. Vediamo, dunque, i principi a cui puoi fare riferimento nella stesura della tua opera:

  • Unità di luogo = La narrazione deve svolgersi in un unico luogo o comunque in spazi delimitati, riducendo al massimo gli spostamenti. 
  • Unità di tempo = La narrazione deve avere un ragionevole periodo di durata, non a caso nei racconti è sconsigliato l’uso di flash-back e flash-forward. Nel periodo aristotelico la tragedia ricopriva l’arco di tempo di una giornata. 
  • Unità d’azione = La narrazione deve abbracciare un’unica azione (o situazione), escludendo trame o sviluppi secondari che rischiano di fuorviare il pubblico dal nucleo dell’idea. 

Immagino tu ne abbia letti di racconti e avrai un certo bagaglio d’esperienza per dire che alcuni tra i tuoi preferiti non rispettano queste regole. Non preoccuparti, non sto parlando di leggi inviolabili. Molti scrittori hanno trovato il successo proprio infrangendone il più possibile. Penso, però, che non nuocerà di certo al tuo talento conoscerne qualcuna, anzi: se sei all’inizio e hai bisogno di fare un po’ di pratica sono sicuro che ti saranno utili. 

Caratteristiche del racconto

Eccoci finalmente arrivati alla parte che (forse) aspettavi da quando hai aperto l’articolo, ciò che può darti lo spunto per rendere indimenticabile la tua opera: le caratteristiche del racconto

Durante tutto l’articolo ne ho trattate di svariate, ma di seguito ne troverai alcune più specifiche. Per aiutarti a farle tue, le ho divise in due categorie: una riguarda i personaggi e l’altra la trama. Vediamole insieme.

Personaggi

Avrai sicuramente sentito dire che non esiste storia se non esiste un personaggio. Voglio confermarti questa regola non (abbastanza) scritta. È tuo interesse, perciò, creare figure capaci di trascinare il lettore lungo tutta la narrazione. Attenzione: a seconda del genere dell’opera, del tipo di composizione e del ruolo che svolge, ogni personaggio ha delle caratteristiche diverse. Vuoi sapere quali sono quelle del personaggio di una storia breve?

Cominciamo aprendo le porte all’inanimato. Nessuno ti obbliga, infatti, a utilizzare soggetti animati. Che tu intenda scegliere come soggetto una bambina dai riccioli d’oro o un sasso cromato, il solo aspetto da tenere d’occhio è il numero. Limitare i personaggi ti permetterà di dedicare a ognuno il giusto spazio. 

Parlando delle differenze tra romanzo e racconto, abbiamo accennato, in quest’ultimo, all’assenza di un’evoluzione. Uno degli elementi che più risente di quest’aspetto è proprio il mondo dei personaggi. Forma e lunghezza del racconto non permettono la rappresentazione di un arco di trasformazione. I soggetti in scena avranno un vissuto che caratterizzerà i loro modi di agire, parlare e pensare, ma di cui il lettore sarà all’oscuro. Un’ottima soluzione è mostrare i personaggi per quello che sono nell’esatto momento in cui li presenti. Come? Invischiandoli in una situazione che li costringa ad assumere atteggiamentidettagli rivelatori della loro personalità (gesti, espressioni ricorrenti, ecc.). Altro stratagemma efficace è farli incappare in un conflitto con un altro personaggio, così li costringerai a dire cose che vuoi far sapere al lettore attraverso un buon dialogo. 

Trama

I consigli da tenere a mente per la buona costruzione della trama di un racconto sono pochi, essenziali come il genere stesso. 

Ti ho già accennato, nel paragrafo delle unità aristoteliche, di escludere trame e sviluppi secondari. A questo consiglio aggiungo il prestare attenzione nel rendere tutto funzionale affinché il finale risulti una conseguenza ovvia delle premesse precedenti. Può giungerti in aiuto preparare uno schema di lavoro, quello che in gergo chiamiamo “scaletta”. Ti permetterà di decidere anticipatamente la lunghezza del tuo racconto, dove inserire le informazioni necessarie per proseguire nella vicenda, dove gli elementi che mantengano sempre alto il livello di suspense e il modo in cui la storia avanza da una fase all’altra (la concatenazione).

Siamo giunti alla fine dell’articolo. Prima di lasciarti, però, voglio avvisarti che c’è ancora tanto da scoprire sul mondo del racconto, ma andare oltre in questa sede potrebbe crearti solo confusione. Inoltre, non dimenticare mai che tutto ciò di cui ti ho parlato non è da considerare come legge assoluta. È giusto studiare la natura, le caratteristiche e le tecniche dei generi che preferiamo, ma dipenderne può diventare un male. L’obiettivo deve essere far proprie le nozioni per riuscire, un giorno, a superarle.

Se l’articolo ha stimolato la tua voglia creativa, cosa aspetti? Corri a lavorare al tuo progetto! Io ti aspetto in una delle mie lezioni private e al prossimo articolo. 

A presto, mio caro lettore