Il contratto scrittore-lettore

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Quando si inciampa per la prima volta nell’argomento del contratto, può capitare di immaginarlo come un antico documento scritto e firmato dal primo lettore e dal primo scrittore nella storia del mondo. Niente di più sbagliato. A scapito dell’immaginario collettivo di logora carta costituzionale, il contratto scrittore-lettore è più un patto verbale che si rinnova automaticamente in un’ottica di eternità. I diretti interessati, infatti, non lo stipulano di volta in volta, ma lo rispettano a priori sapendo che dall’altra parte verrà fatto lo stesso.

Credo di sapere cosa ti stai chiedendo: “in cosa consiste concretamente?”

Quando un lettore si appresta a leggere un libro sospende il suo scetticismo per credere il più possibile alla storia che gli viene raccontata. Allo stesso modo lo scrittore si impegna per rendere la sua opera verosimile e non correre il rischio di farle perdere credibilità.

Vuoi ulteriori consigli per non rischiare di far sciogliere il patto con i tuoi lettori? Non preoccuparti: sei sul sito giusto! Nel resto dell’articolo ti fornirò una mappa con tutti i dettagli necessari a comprendere la natura del contratto, a rispettare i tuoi obblighi e a evitare che la forza del tuo patto venga meno.

Nel concreto ti spiegherò come nasce l’argomento del contratto, quali sono le responsabilità del lettore e quali quelle dello scrittore e il rapporto che tra esse intercorre. Ti chiedo solo di avere pazienza nel seguirmi durante la lettura di tutto l’articolo e sono sicuro che con la tua fantasia, unita alle mie indicazioni, saprai realizzare un capolavoro.

Pronto? Cominciamo!

Il contratto dalla parte del lettore: la sospensione di incredulità

È utile, prima di affrontare qualsiasi argomento, avere a riguardo dei riferimenti logico-temporali. Nel nostro caso dovremmo farne, in parte, a meno. A imporci un approccio diverso è proprio la peculiarità del tema che mi propongo di trattare. 

Se volessi risalire a quando i principi generali del contratto sono stati applicati per la prima volta, incapperesti in non poche difficoltà. Più semplice è, invece, andare alla ricerca di chi ne ha sistemata la materia in principi generali.

In quest’operazione ti viene in aiuto un’opera: la Biographia literaria. Grazie a essa, infatti, sappiamo che il primo a teorizzare quello che oggi chiamiamo contratto scrittore-lettore è stato Samuel Taylor Coleridge. L’intellettuale inglese, vissuto tra il XVIII e il XIX secolo, nella Biographia parlò di willing suspension of disbelief (in italiano: volontaria sospensione dell’incredulità) del lettore. Secondo l’autore dell’autobiografia, la sospensione è l’unico modo in cui il lettore può farsi coinvolgere completamente nella storia. La parte più razionale dell’uomo, infatti, lo porterà sempre allo scetticismo e la sua facoltà critica gli impedirà di godere pienamente di qualsiasi opera.   

In precedenza ho menzionato l’incorrere in difficoltà nella ricerca di un quando. Per avere un esempio pratico a riguardo basti pensare che, nonostante l’espressione di Coleridge sia stata coniata nel 1817 (anno della pubblicazione di Biographia literaria), il concetto era già noto da secoli. A testimoniarlo è il prologo del dramma “Enrico V” (titolo originale: The Life of King Henry the Fifth) scritto tra il 1598 e il 1599 da William Shakespeare.

Come puoi ben intuire, l’esempio fornito dall’opera del drammaturgo e poeta inglese non è la prima della storia. Sfogliando indietro le pagine del tempo sono numerosi i casi attestanti. 

Archiviata la questione, posso immaginare quale domanda rimbalzi ora nella tua mente: “e lo scrittore?”

A breve mi appresterò ad affrontare la parte che (forse) più ti interessa. Prima, però, voglio lasciarti un appunto: se hai intenzione di effettuare una ricerca sull’argomento che sto trattando, l’espressione di Coleridge è rintracciabile nel capitolo XIV della sua opera; mentre ti lascio qui il link del dramma shakespeariano, nel caso tu voglia leggerne il prologo e capire meglio a cosa ho fatto riferimento.

Detto ciò, proseguiamo nel discorso.

Il contratto dalla parte dello scrittore: i principi da seguire

Come in ogni contratto che si rispetti, anche in quello tra lettore e scrittore ognuno ha le proprie responsabilità. Se il primo deve mettere a tacere la sua parte razionale, il secondo deve semplificare il compito a chi fruisce della sua opera. Come? Seguendo due principi: la coerenza e la verosimiglianza

Se sei un assiduo frequentatore del mio sito, ricorderai bene che questi due criteri li ho già citati in articoli precedenti, parlando del racconto e delle regole di scrittura orwelliane

Non ricordi bene a cosa sono riferiti? Non preoccuparti. Un breve riepilogo farà al caso tuo.

Per coerenza intendo il rispetto delle premesse fatte dall’autore nel corso della narrazione. Mi aiuto con un esempio: se lo scrittore ci ha presentato il protagonista come un ragazzo timido, deve essere sua premura rendere i comportamenti del soggetto in questione coerenti con il carattere descritto. Vederlo, nel bel mezzo della narrazione, parlare con sfrontatezza a una ragazza verso cui prova interesse mette a dura prova qualsiasi sospensione di incredulità. 

Per verosimiglianza, invece, intendo la capacità dell’autore di rendere (apparentemente) vero l’oggetto della sua narrazione. Ciò avviene mediante la creazione di un determinato contesto e specifiche regole che, una volta rese chiare al lettore, non possono essere infrante.

Nei manuali di ogni grande autore troverai scritto che il narratore racconta storie, anche menzognere, ma con i modi di chi espone una verità assoluta. Nulla di più vero. Oltre a fissare regole precise e a non infrangerle, è l’impostazione che il narratore dà al suo racconto a stabilire il patto. 

Sospensione e principi: elementi in rapporto dinamico

Avendo avuto un’infarinatura sul funzionamento del contratto scrittore-lettore, possiamo sbirciare dietro il tendone alla scoperta di alcuni suoi meccanismi più complessi. 

Puoi aver già intuito quanto sia fondamentale il contratto nell’ottica di narrazioni fantasy o di fantascienza. Se non esistesse, come potrebbe un lettore immedesimarsi nei protagonisti di questi generi e nelle loro avventure?

Con l’intervento della sospensione, chi interagisce con l’opera accetta poteri sovrannaturali, creature antropomorfe venute da galassie lontane e capaci di comprendere il linguaggio verbale degli umani… la lista è potenzialmente infinita, ma credo tu ti sia fatto un’idea di cosa voglio intendere.

Anche altri generi letterari sfruttano la sospensione d’incredulità, ma non in casi eclatanti come quelli sopra descritti. Un esempio ci è fornito dai romanzi d’avventura, in cui spesso il protagonista sgomina interi eserciti o supera prove al di sopra dei limiti umani grazie a forza fisica o ingegno.

A favore del divertimento del lettore, realismo e logica vengono sacrificati, ma non del tutto. La sospensione deve essere ricalibrata in base al genere dell’opera a cui ci si approccia e spetta allo scrittore capire quanto rigida deve essere l’applicazione dei principi e in quali casi. Spesso è proprio lui a metterla a dura prova attraverso l’autocoscienza del personaggio, facendogli infrangere la quarta parete o facendo trasparire la sua consapevolezza di essere un personaggio fittizio. 

Se stai pensando che stia andando un po’ troppo oltre, hai ragione. Credo sia meglio che mi fermi qui per ora: il mondo della scrittura ha confini sottili e il rischio di ampliare il discorso a tal punto da finire a parlare di altro non è da sottovalutare. Non preoccuparti, ci saranno altre occasioni e sedi appropriate per affrontare in maniera approfondita ogni argomento. Io ti aspetto in una delle mie lezioni private e al prossimo articolo.

A presto, mio caro lettore.