Genere horror: come si scrive?

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Benvenuto caro lettore. Sono sicuro che alla domanda “perché leggi racconti di genere horror?” hai fornito le risposte più disparate. Lascia, però, che ti confidi un segreto: nel profondo tutte hanno fatto capo al concetto di piacere per la paura. La sensazione di terrore, infatti, permette alla mente di concentrarsi sull’attimo presente, facendoci sentire vivi. È piacevole, no? Ancor più se ci viene concesso di godercela in tutta tranquillità. Grazie alla letteratura tutto questo è possibile: il distacco dalla realtà ci incanta e allo stesso tempo la narrazione ci rassicura, perché sappiamo che prima o poi il libro finirà. Possiamo quindi addentrarci nel bosco narrativo senza timore di non uscirne più.

Ecco dunque spiegato il perché questo genere attiri tanto pubblico.

Scrivere letteratura horror, però, è difficile. Lo è più di quanto molti credano. La difficoltà da cui cerco di metterti in guardia, caro lettore, ha come base tre principi. Affinché funzioni, il romanzo horror deve: fare paura, contenere elementi soprannaturali e/o inspiegabili e allo stesso tempo essere credibile

Vuoi sapere come scriverne uno che non sia vessato da critica e lettori? Non preoccuparti: sei sul sito giusto! Nel resto dell’articolo ti fornirò una mappa con tutti i passaggi necessari per la creazione di un racconto horror che rispetti le aspettative del lettore ed eviti le sabbie mobili dei cliché. 

Concretamente ti mostrerò dove si fondamenta il genere horror, quali sono le sue caratteristiche, come funziona il meccanismo della paura e quali sono gli archetipi da cui puoi trarre ispirazione.

Ti chiedo solo di avere pazienza nel seguirmi durante la lettura di tutto l’articolo e sono sicuro che con la tua fantasia, unita alle mie indicazioni, saprai realizzare un capolavoro. 

Pronto? Cominciamo!

Le origini della letteratura dell’orrore

Genere horror: origini della letteratura dell'orrore

La letteratura d’orrore (come il fantasy) ha echi antichissimi, alcuni risalenti persino all’epoca dei libri sacri. Più concretamente possiamo parlare di “caratteristiche” che di testo in testo, nel corso dei tempi, si sono riunite componendo una base di lancio del genere horror. Se, infatti, volessimo seguire a ritroso i suoi sviluppi, oltre il XVIII secolo (periodo in cui prese corpo il romanzo gotico) la nostra pista comincerebbe a diventare sempre più evanescente. 

Abbiamo quindi stabilito un periodo di partenza: la seconda metà del Settecento (volendo essere più precisi). Sto parlando del momento in cui il gotico signoreggiava tra i lettori, facendo dell’inquietudine la sua arma vincente: in uno sfondo misterioso e tetro (come può essere qualsiasi luogo isolato) la figura di un giovane nobile (o una giovane vergine) è perseguitata da figure moleste e senza scrupoli; a rendere il tutto più suggestivo era la componente sovrannaturale (fantasmi, demoni, ecc.).

Stabiliamo, ora, una figura di partenza: Edgar Allan Poe. Personalmente considero Poe esponente di una letteratura in via di sviluppo. Prima di lui i capisaldi del gotico furono Walpole (con il capostipite del genere: Il Castello di Otranto) o Mary Shelley (con il più celebre di tutti i romanzi gotici: Frankenstein). La figura di Poe, invece, è il nodo che lega il gotico alla moderna letteratura d’orrore.

Purtroppo trattarlo in maniera approfondita prenderebbe più spazio di quanto un articolo sia in grado di offrire. Andrò, quindi, al dunque. Cosa rende i suoi testi un trait d’union? La forma. Lo scrittore statunitense si distacca leggermente dagli elementi cardine del gotico e sviluppa il tema della paura in tutte le sue espressioni. In Poe, infatti, sono presenti tutti i temi che caratterizzano il genere horror fino ai nostri giorni (tortura fisica e psicologia, fantasmi, malattia, doppia personalità, sepoltura da vivi, follia omicida, ecc.). È grazie a lui che il genere acquista autonomia letteraria. 

Dopo Poe, all’incirca sul finire dell’Ottocento, la letteratura d’orrore si rinnova. Il merito va soprattutto a un gruppo di scrittori che con le loro opere compiono una vera e propria rivoluzione di temi e forme: Bram Stoker (Dracula), Henry James (Il giro di vite), Lovecraft (Ciclo dei Sogni). 

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Dato uno sguardo alle origini del genere, siamo pronti a scendere un po’ più in profondità per scoprire alcune delle caratteristiche più interessanti e funzionali dell’orrore. 

Caratteristiche salienti o “scrigno sicuro” del genere horror

Caratteristiche genere horror

La letteratura horror, come ogni altra, ha riempito quello che io chiamo “scrigno sicuro”. Cosa possiamo trovare aprendolo? Meccanismi collaudati di romanzo in romanzo, dettagli, caratteristiche, aspettative. Insomma, tutto ciò che è stato inserito nelle storie di questo tipo di genere e che ne hanno fatto la fortuna. 

Tipicamente un testo rientra a far parte dei racconti dell’orrore quando l’autore descrivere un frammento di vita quotidiana, in cui fa irrompere elementi illogici e ne immagina gli sviluppi. Nel corso di questa narrazione, egli fa leva sulla percezione sensoriale e soggettiva della realtà che spesso portano a conseguenze caratterizzate da violenza e forme di estremismo.

Ti sei mai domandato perché i protagonisti dei romanzi di questo genere hanno reazioni così incontrollate? La risposta si cela nell’abilità di uno scrittore dell’orrore: alimentare le paure radicate nell’inconscio dell’essere umano trasformandole in terrore. A queste, poi, si aggiunge ossessioni e fobie soggettive, creando un mix esplosivo. 

Ecco a te, mio caro lettore, una lista dei più frequenti ed efficaci punti emotivi su cui un bravo autore di genere horror fa pressione.

  • Morte: prima fra tutte per popolarità e potere d’immedesimazione. Chi sarebbe felice di ritrovarsi nella condizione di rischiare la vita? E chi, soprattutto, lascerebbe a un ipotetico altro essere (umano e non) la libertà di fare della propria vita ciò che desidera? Quando si parla di morte entra poi in gioco il nostro spirito di conservazione che ci impone di sopravvivere a ogni costo.
  • Isolamento: sapere di non poter contare (davvero) su nessuno metterebbe a dura prova lo spirito di ogni essere umano. Proviamo, però, a vederla da un altro punto di vista. Ad essere isolata potrebbe essere un’intera cittadina a causa di una nevicata, una tempesta o una frana. La situazione non migliora e le scorte di cibo e acqua stanno finendo. Ecco allora crescere la sensazione di disagio dovuta alle condizioni di vita estrema in cui ci ritroviamo. Questa coscienza cresce fino a trasformare ogni essere umano in una polveriera, pronto a esplodere alla minima scintilla. Non senti già i brividi lungo tutto il corpo?
  • Buio: chi non ha mai avuto paura del buio da piccolo? Dietro l’oscurità, infatti, si può celare chiunque, anche la peggiore delle nostre paure. Cresce allora il disgusto per la deformità che potrà partorire la tenebra. Restiamo in attesa, ma non saremo mai pronti a nulla di tutto quello che potrebbe venire fuori. 
  • Sovvertimento: ogni società si basa su regole (politiche, sociali e scientifiche) e di conseguenza un instabile equilibrio tra volere, dovere e potere. E se improvvisamente cadessero i governi? O la stessa sorte toccasse ai mercati? E se non ci fossero più leggi che considerino come reato l’omicidio? In questo caso ad assalirci è l’angoscia per la condizione di violenza e dolore (mentale, morale e fisica) a cui siamo sottoposti.

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Tutte queste possibilità sono davvero interessanti. Scommetto che ti è venuta voglia di prendere carte e penna o sederti davanti al computer e svilupparle. Sono molto contento, ma devo chiederti ancora qualche attimo di pazienza. Sono sicuro vorrai scoprire qual è e come funziona il meccanismo che si nasconde dietro il successo dei romanzi dell’orrore. Quindi lascia che ti introduca all’argomento.

Il successo del genere horror? Ecco come funziona la paura

Successo genere horror

La paura provoca piacere. Può sembrare antitetico, ma è così. Il lettore si sente allo stesso tempo respinto e attratto da essa: da una parte chiude gli occhi per non vedere, dall’altra ne apre uno per sbirciare. 

Leggere un racconto horror vuol dire scaricare la tensione e affrontare le paure individuali e sociali. Ciò accade, però, solo se il lettore si è immedesimato nella storia e (attenzione!) quest’immedesimazione deve essere progressiva e graduale. Chi legge deve ritrovarsi invischiato in una situazione che non si sarebbe mai aspettato all’inizio, ma ciò non può accadere dal nulla. Ogni autore che si rispetti userà emozioni e atmosfera per disseminare indizi che, se non visti dalla giusta prospettiva, appariranno come innocui. Sarà poi il lettore a rendersi conto di averli sottovalutati quando andrà a rileggerli, pensando: “ma come ci siamo finiti in una situazione così?”.

Inoltre, la riuscita di questo tipo di paura è assicurata (o quasi) se la storia è ambientata in contesti quotidiani, familiari e luoghi comuni. Per riuscire a spaventare il lettore, bisogna che tu gli faccia capire quanto potrebbe essere vicina a lui la situazione di cui stai raccontando. 

Un ottimo consiglio è quello di costruire descrizioni accurate, aggiungendo a esse particolari che lascino percepire l’ambiguità del contesto in cui si trovano i personaggi.

Dopo aver permesso al lettore di ambientarsi, averlo turbato, ribaltando le condizioni iniziali, e averlo catapultato in una situazione inspiegabilmente estranea a quella familiare di inizio narrazione, puoi dare sfogo alla tua fantasia. Un trauma del passato riemerge personificandosi? Un incubo ricorrente diventa realtà? O all’improvviso compare un mostro terribile? A te la scelta. L’importante è tenere a mente un ottimo artificio: più ostacoli incontrano i personaggi, maggiore sarà la crescita della suspense e la soluzione dell’intreccio sarà un’esplosione di sollievo e piacere per il lettore. In questo modo decreterai il successo della tua opera.

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Prima di lasciarti alla realizzazione del tuo romanzo, mi permetto di fornirti un elenco di archetipi del genere. Scommetto che ti saranno utili per farti un’idea e magari rivoluzionare le regole del gioco.

Archetipi del genere horror

Archetipi del genere horror
  • Fantasma: alimenta la paura per l’oltretomba; provoca dolore perché ci spinge a ricordare la perdita dei nostri cari; suscita inoltre il desiderio di volerli ritrovare ed entrare in contatto con loro, anche solo per un’ultima volta.
  • Vampiro: questa figura è associata a quella del predatore, cioè di chi esercita violenza sulle vittime; la sensazione suscitata è di essere sotto un dominio violento, una schiavitù morale e fisica. È inoltre simbolo di perversione e aggressività sessuale
  • Demone: è simbolo di una forma di predominio aggressivo, ingiusto e distruttivo perpetrato a danno di chi è debole e (spesso) innocente. Non a caso, questa figura è presente in tutte le tradizioni religiose e pagane. 
  • Stregone (o scienziato pazzo): è raramente una causa principale e immediata di orrore. Egli simboleggia la tracotanza della conoscenza e la sua figura alimenta la diffidenza dell’uomo comune per chi detiene il sapere. 
  • Licantropo (o lupo mannaro): è simbolo di instabilità psicologica ed è spesso associato a personaggi molto istintivi. Rappresenta l’irrefrenabilità delle volontà dell’uomo. 
  • Mostro (o creatura informe/muta-forma): nelle narrazioni è spesso il prodotto di esperimenti scientifici e rappresenta la ribellione della natura contro le barbarie dell’uomo. 
  • Zombie (o morto vivente): antico quanto il vampiro, e legato alla sua figura, in epoca recente è diventato un corpo umano privo di mente, mosso da istinti cannibaleschi. La sua figura rappresenta una dissacrazione del culto per i defunti, presente in tutte le tradizioni e religioni umane. Il suo successo è dipeso proprio da questo.

Siamo giunti alla fine dell’articolo. Prima di lasciarti, però, voglio avvisarti che c’è ancora tanto da scoprire sul mondo del genere horror, ma andare oltre in questa sede potrebbe crearti solo confusione. Inoltre, non dimenticare mai che tutto ciò di cui ti ho parlato non è da considerare come legge assoluta. È giusto studiare la natura, le caratteristiche e le tecniche dei generi che preferiamo, ma dipenderne può diventare un male. L’obiettivo deve essere far proprie le nozioni per riuscire, un giorno, a superarle.

Se l’articolo ha stimolato la tua voglia creativa, cosa aspetti? Corri a lavorare al tuo progetto! Io ti aspetto in una delle mie lezioni private e al prossimo articolo. 

A presto, mio caro lettore.