Consiglio di lettura: Come un romanzo di Daniel Pennac

Come un romanzo - Daniel Pennac0

Ho ricevuto il libro di Pennac in regalo a Natale. Quando ho iniziato a leggerlo non sapevo di cosa trattasse, ma sapevo di cosa ero alla ricerca: una storia affascinante in cui gettarmi a capofitto e uscirne solo una volta conclusa. Se fossi stato fortunato avrei persino guardato l’orologio ed esclamato: “cazzo, quanto è tardi!”. Meraviglia delle meraviglie. 

Non proprio le caratteristiche dell’opera di Pennac. 

Ho sfogliato le pagine domandandomi con quale entità mi stessi rapportando. È un saggio? È un pamphlet? È una corrispondenza? A queste domande si è aggiunta l’ambiguità di una visione a tratti generale e in altri personale in cui l’autore tratta il tema e finisce per strattonarti nel suo divagare, divenendo (in qualche punto) anche prolisso. 

Giunto all’ultima pagina ancora non sapevo come definirlo. A mente fredda posso dire che una definizione non c’è, se non: è di tutto un po’. 

In compenso lo schema dell’opera mi è apparso semplice: quattro parti in cui altrettanti aspetti del rapporto lettore-libro sono presentati, rappresentati e risolti.

Io comunque non ero pronto a sostenere un tema così importante, arricchito anche dal punto di vista pedagogico che Pennac affronta con maturità – grazie anche alla sua esperienza di docente di lettere. Il percorso in cui si addentra l’opera è una strada sterrata piena di finestre sospese, in cui si intravedono episodi di vita comune e di crescita. Nonostante fossi emotivamente (e mentalmente) impreparato, mi è stato impossibile non sentirmi chiamato in causa da quei frammenti precisi e vivissimi. 

Nel testo c’è la lettura come messaggio d’amore senza condizioni; i luoghi comuni sulla televisione; le paure che suscita il libro; il ruolo della famiglia, dell’ambiente che ci circonda e delle persone con cui ci relazioniamo. Questo e molto altro. L’importanza dell’argomento, però, è bilanciata dallo stile sagace e brioso di Pennac che non s’immerge mai troppo nella profondità del tema, ma offre leggere riflessioni e lascia al lettore il diritto di approfondire da sé o passare oltre. A rendere l’opera ideale per qualsiasi tipo di lettore (e non), anche se come me alla ricerca di altro, sono i capitoli brevissimi e discorsivi. Il testo appare, così, un singolo respiro profondo.

Se fossi un lettore accanito definirei l’opera la Bibbia. Se fossi un lettore meno invasato la liquiderei come una raccolta di massime sul leggere e di suggerimenti per la buona lettura. In entrambi i casi, però, non avrei da ridire sulla potenzialità del testo di permettere un cambio radicale della propria concezione della lettura.

Consiglio Come un romanzo particolarmente a chi abbia voglia di scoprire cosa rende il lettore ciò che è e a chi abbia voglia di meditare sul proprio modo di pensare, rischiando anche il cambiamento.

Al libro di Pennac do il merito di avermi condotto fino all’ultima pagina pur non essendo ciò di cui avevo bisogno, ma diventandolo pagina dopo pagina.

Siamo giunti alla fine dell’articolo, caro lettore. Prima di lasciarti ad alcune delle mie citazioni preferite del libro di Pennac, ecco il link di Amazon dove acquistare Come un romanzo a buon prezzo. Il mio consiglio è di prendere la copia cartacea non essendoci molta differenza di prezzo tra questa e il formato Kindle. Nella versione digitale, inoltre, sono presenti alcuni errori di ortografia.

Se l’articolo ha stimolato la tua voglia di leggere, perché non soddisfarla?

Io ti aspetto in una delle mie lezioni private e al prossimo articolo. 

A presto, mio caro lettore

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Le mie citazioni preferite del libro Come un romanzo di Daniel Pennac:

Il verbo leggere non sopporta l’imperativo.


Così scoprì la virtù paradossale della lettura, che è quella di astrarci dal mondo per trovargli un senso.

Senza saperlo, scoprivamo una delle funzioni essenziali del racconto e più in generale dell’arte, che è quella di imporre una tregua alla lotta degli uomini.

La gratuità, che è la sola moneta dell’arte.

La prima cosa che un bambino impara non è l’atto, ma il gesto dell’atto.

È proprio degli esseri viventi di fare amare la vita, anche sotto forma di un’equazione di secondo grado.

Quel professore non inculcava un sapere, regalava quel che sapeva.

Accusandosi di tutto, ci si mette al riparo da molte pretese.

Il fatto è che il piacere di leggere era vicinissimo, imprigionato in quelle soffitte adolescenti da una paura segreta: la paura di non capire.

Nel momento in cui mi pongo il problema del tempo per leggere, vuol dire che quel che manca è la voglia.

La vita è un perenne ostacolo alla lettura.

Di tutto, ai libri facciamo subire di tutto. Ma solo il modo in cui gli altri li maltrattano ci ferisce…