George Orwell: consigli di scrittura

George Orwell: consigli di scrittura3

Navigando sul web non è raro trovare siti in cui vengono riportati i sei enunciati di George Orwell. Prima di occuparcene direttamente, però, mi permetto di darti un consiglio: non accontentarti di quelle dodici righe o poco più. Il discorso del genio letterale britannico, dal quale sono estrapolate, è molto più ampio (e interessante). Per goderne appieno è necessario, a mio parere, conoscerne per sommi capi almeno i punti cruciali.

Se cerchi un articolo che vada oltre il semplice copia e incolla delle regole di scrittura orwelliane, puoi trarre un respiro di sollievo: è questo. Ti chiedo solo di avere pazienza nel seguirmi durante la lettura di tutto l’articolo e, in cambio, cercherò di fornirti le informazioni di cui hai bisogno. Come sempre.

È giusto dirti che durante l’articolo scriverò poco. Ho preferito usare (ogni volta che mi è stato possibile) le parole di George Orwell, così da metterti in condizioni di poter interpretare tu stesso gli aspetti del testo presi in esame. Ti avviso affinché le numerose citazioni non ti “spaventino” e per non farti correre il rischio di saltarne la lettura e perdere così importanti spunti creativi.

Non voglio prenderti altro tempo. Pronto? Allora non mi resta che augurarti una buona lettura e… cominciamo!

Politics and the English Language

George Orwell: Politics and the English Language

Se ti chiedi a cosa si riferiscano le parole inglesi qui sopra, permettimi di comunicarti che sei di fronte al titolo dell’opera critica dal quale sono estrapolate le regole orwelliane a cui sei interessato. 

Politics and the English Language (in italiano: “La politica e la lingua inglese”) è un saggio scritto da George Orwell e pubblicato nel 1946. Spesso lo ricordiamo come autore di prosa, soprattutto per il contributo che diede alla letteratura distopica, ma l’intima natura di Orwell era quella di saggista. È proprio in questo genere di scritti che la sua lungimiranza tocca le vette più alte.

La nostra civiltà è in decadenza e la nostra lingua partecipa inevitabilmente al crollo generale. – estratto da Politics and the English Language

Il testo attacca le deformazioni che la lingua inglese aveva subito (e subiva) ai tempi dello scrittore e le abitudini della cattiva scrittura, secondo George Orwell, generata dagli ambiti politico-economici. Ecco spiegato, se te lo sei chiesto, il motivo del titolo.

È chiaro che il declino di una lingua deve avere in definitiva cause di natura politica ed economica: non è semplicemente dovuto al cattivo influsso di questo o quel singolo scrittore. Ma un effetto può diventare una causa, rafforzando la causa originaria e producendo lo stesso effetto in forma più intensa e così via a non finire. – estratto da Politics and the English Language

Pur non attribuendo ai suoi colleghi scrittori le principali colpe, l’autore non li scagiona, anzi: li rimette alle loro responsabilità definendoli complici.

Questo insieme di vaghezza e mera incapacità è la caratteristica più marcata della prosa inglese moderna e soprattutto degli scritti politici di qualunque genere. Appena si accenna a certi argomenti, il concreto evapora nell’astratto e nessuno sembra capace di pensare a un fraseggio che non sia logoro: la prosa consiste sempre meno di parole scelte per il loro significato e sempre più di frasi inchiodate insieme come i pezzi di un pollaio prefabbricato. – estratto da Politics and the English Language

Cosa contraddistingue la “cattiva scrittura”?

George Orwell: Politics and the English Language

Dopo aver spiegato in che condizioni è ridotta la scrittura e averne disposta l’origine, Orwell procede elencando i “trucchi” più usati per “scansare il lavoro di costruzione in prosa”. Per un appassionato di scrittura, è questo il terreno dove raccogliere i frutti più dolci del saggio.

La discussione è divisa in quattro sezioni, ognuna dedicata a un aspetto del modo di scrivere degli anni contemporanei a Orwell: le metafore, i verbi, l’ampollosità e la poca precisione nell’utilizzo delle parole.

Metafore spompate (DYING METAPHORS)

Nel segmento dedicato alle metafore, l’autore ne cita di due tipi: le vive, capaci di “assistere il pensiero nell’evocare un’immagine” e le morte, “divenute una semplice parola”. Tra questi due poli, denuncia l’esistenza di “una vasta pattumiera di metafore”, usate perché risparmiano la fatica allo scrivente di inventarsi frasi nuove.

Operatori o gambe di legno verbali (OPERATORS OR VERBAL FALSE LIMBS)

Nel segmento dedicato ai verbi, l’autore si scaglia contro la pigrizia di chi scrive, sempre più portato a scegliere predicati e sostantivi inappropriati, che imbottiscono ogni periodo di sillabe aggiuntive. Quest’abitudine porta all’eliminazione di verbi semplici e, invece di utilizzarne uno preciso per costruire la frase, la si abbozza con un predicato generico, affiancato da un aggettivo o un sostantivo. Nella stessa sezione è presente inoltre la critica contro l’utilizzo della forma passiva al posto dell’attiva.

Ampollosità (PRETENTIOUS DICTION)

Nel segmento dedicato all’ampollosità del discorso, l’autore elenca generiche parole inglesi (in italiano traducibili come: elemento, individuo, categorico, basilare, efficace, ecc.) accusandone l’utilizzo per fini di semplice abbellimento dell’affermazione e per dare “un’aria di scientifica imparzialità a un’opinione partigiana”. Lo stesso avviene con gli aggettivi. Segue, poi, una parentesi in cui si mostra contrariato dall’utilizzo di frasi straniere, definendo “cattivi scrittori” coloro che preferiscono espressioni estere a quelle autoctone.

Parole senza significato (MEANINGLESS WORDS)

In certi tipi di scritti, soprattutto critica d’arte e critica letteraria, è normale imbattersi in lunghi passaggi quasi del tutto privi di significato. […] Molti termini politici sono soggetti agli stessi abusi. La parola fascismo oggi non ha significato se non in quanto indica ‘qualcosa di non desiderabile’. Le parole democrazia, socialismo, libertà, patriottico, realistico, giustizia, hanno tutte molti diversi significati che non si conciliano tra loro. – estratto da Politics and the English Language  

L’accusa è rivolta in particolar modo a chi le utilizza consapevolmente in maniera disonesta, avendo una propria interpretazione, ma lasciando che chi le ascolta ne intenda ciò che preferisce.

Lo scrivere moderno nella forma peggiore non consiste nello scegliere le parole per quello che significano e inventare immagini per renderne il significato più chiaro. Consiste nell’appiccicare insieme lunghi nastri di parole che qualcun altro ha già messo in fila e rendere il risultato adeguato grazie alla pura malafede. L’attrattiva di questo modo di scrivere è che è facile. È più facile – perfino più veloce, una volta abituati – dire «A mio parere non è un assunto inammissibile» che dire «Io penso». – estratto da Politics and the English Language 

Come evitare di cadere nella “cattiva scrittura”?

George Orwell: Politics and the English Language

Una volta analizzati tutti gli aspetti nocivi della scrittura, George Orwell dedica il resto del saggio alla formulazione di linee guida per prevenire la decadenza della costruzione in prosa. Tra queste, egli invita (indirettamente) lo “scrittore leale” a porsi delle domande ogni volta che scrive una frase:

  • Che cosa sto cercando di dire?
  • Con quali parole lo esprimerò?
  • Quale immagine o modo di dire lo renderà più chiaro?
  • Questa immagine è abbastanza fresca da avere un qualche effetto?
  • Potrei dirlo più brevemente?
  • Ho scritto qualcosa di bruttezza non necessaria?

Com’è chiaro dall’elenco, George Orwell spinge chiunque scriva a rispettare i principi di chiarezza, consequenzialità, precisione, varietà, economia, scorrevolezza; gli stessi richiesti per la creazione di un buon racconto e che abbiamo trattato nell’articolo come scrivere bene – 7 regole da seguire. Ti invito a leggerli per migliorare la tua tecnica di scrittura.

La soluzione in sei regole

George Orwell: Politics and the English language

Ho detto in precedenza che la decadenza della nostra lingua è probabilmente curabile. – estratto da Politics and the English Language

La cura a cui George Orwell fa riferimento non è lo stabilire una lingua standard da cui non allontanarsi mai. È lui stesso a precisarlo. Al contrario, la sua idea prevede lo scrostamento di qualunque parola o modo di dire che ha perduto la sua utilità. Il fine ultimo deve essere far capire quello che si intende. Come? Andando alla ricerca di parole precise. 

Spesso si possono avere dubbi sull’effetto di una parola o una frase e sono necessarie regole cui affidarsi quando l’istinto viene meno.– estratto da Politics and the English Language


Quelle citate sopra sono le parole con cui George Orwell introduce le sei regole.

  • Mai usare una metafora, similitudine o altra figura retorica che siete soliti vedere sulla stampa.
  • Mai usare una parola lunga quando una corta va bene altrettanto.
  • Se è possibile tagliar via una parola, tagliatela sempre.
  • Mai usare il passivo quando potete usare l’attivo.
  • Mai usare una locuzione straniera, un termine, scientifico, una parola di qualunque gergo se riuscite a pensare all’equivalente in comune lingua autoctona.
  • Violare qualunque delle regole precedenti piuttosto che scrivere qualcosa di barbaro.

Siamo giunti alla fine di quest’articolo, ma prima di concluderlo voglio fare un grande ringraziamento alla mia collega Umberta Mesina, traduttrice del saggio di George Orwell a cui ho attinto abbondantemente. Ti invito a leggerlo (ecco qui il link), sono sicuro ti sarà d’aiuto come lo è stato per me. Io ti aspetto in una delle mie lezioni private e al prossimo articolo.

A presto, mio caro lettore.