L’autobiografia: istruzioni d’uso

1

Dedicarsi alla scrittura di un’autobiografia è l’ultimo step di una lunga serie di considerazioni e desideri. Raccontare gli eventi che si è vissuti sulla propria pelle o di cui si è stati testimoni tocca ragioni profonde, a volte comprensibili solo dall’individuo, ma accettate dalla collettività. Tra i motivi, il più comune è rappresentato dal valore di strumento auto-analitico che l’autobiografia assume; funzione avvalorata dalla psicanalisi che l’ha definita “terapia della parola”. 

Per ognuna delle infinite ragioni, il rischio concreto a cui l’autore si espone è realizzare un ammasso di pagine che trasudino egoismo e autocelebrazione. 

Per caso è una delle tue paure e sei alla ricerca di consigli per non finire invischiato in un simile pantano? Non preoccuparti: sei sul sito giusto! Nel resto dell’articolo ti fornirò una mappa con tutti i passaggi necessari per la creazione di un’autobiografia che rispetti le aspettative del lettore e del genere, che sia funzionale al tipo di vita che desideri raccontare e che eviti le sabbie mobili dei cliché. 

Concretamente ti chiarirò le caratteristiche del genere, come gestire l’idea, la struttura e i personaggi della tua opera e quali sono gli errori più comuni da evitare.  

Ti chiedo solo di avere pazienza nel seguirmi durante la lettura di tutto l’articolo e sono sicuro che con la tua fantasia, unita alle mie indicazioni, saprai realizzare un capolavoro. 

Pronto? Cominciamo!

Autobiografia: facciamo un passo avanti (e oltre)

Volendo addentrarci in un territorio vasto e impervio quale è la scrittura, è d’obbligo costruire una roccaforte in cui rifugiarci nel caso la situazione dovesse complicarsi. Inoltre, avere dei riferimenti logico-strutturali ci aiuterà a districarci tra i sottili confini di teoria, pratica e credenze comuni. 

Andiamo al dunque!

Non è un mistero che ogni scrittore – qualunque tema abbia scelto per la sua opera – attinga a episodi, sentimenti e sensazioni della propria vita. Nella lingua inglese questo bagaglio personale è definito background. Quando si scrive un’autobiografia, però, gli episodi non sono semplici spunti, ma il cuore pulsante della narrazione. Come puoi ben immaginare, quello che sembra un innocuo particolare, impone un approccio e un progetto di scrittura specifico. 

A molti questo cambio di forma mentis non spaventa, anzi. Capita spesso, durante le mie lezioni, che aspiranti scrittori di autobiografie mi dicano: “non è un grande problema, non per me almeno: io scrivo già un diario.

Giusto, ma non del tutto. 

Il diario, infatti, è un’ottima abitudine per uno scrittore: rappresenta una motivazione che gli “impone” di scrivere tutti i giorni. Inoltre è un pozzo a cui sempre si può attingere quando si è alla ricerca dell’ispirazione. Non è, però, un’autobiografia. In verità non è un’opera, ma una serie di appunti riguardo episodi, battute di dialogo, sentimenti e idee. 

Trovandoci in tema di confronti tra generi, voglio spingermi oltre e scrivere un appunto riguardo la questione autobiografia-romanzo. È bene accettare l’idea che questi due mondi non siano tanto lontani quanto appaiono (o riteniamo). La storia della tua vita, se vuoi che sia efficace, devi ordinarla in una struttura narrativa, devi dare ai personaggi finitezza, credibilità e attrazione e, soprattutto, devi attrarre il lettore fino all’ultima pagina. Non è quello che fa ogni scrittore di genere?

***

Abbiamo gettato le basi per il nostro porto sicuro e finalmente possiamo addentrarci nelle specifiche del genere. Prima, però, ti lascio un appunto: se ti ha incuriosito l’argomento del diario (magari ne stai tenendo uno anche tu e vuoi capire come sfruttarlo) ti lascio il link di un mio articolo a riguardo qui.

L’idea, la struttura e i personaggi

Hai fatto tuoi i consigli letti nel paragrafo precedente e sei pronto a cimentarti nella scrittura della tua autobiografia. Dopo poche righe, però, ti rendi conto di non avere ben chiara la strada da percorrere. Non farti prendere dal panico: respira e chiediti in che modo svilupperai la narrazione. È la soluzione per superare l’ostacolo.

Vuoi sapere quali sono le alternative? Te ne consiglio alcune:

  • Iniziare la narrazione dall’infanzia e proseguire fino al momento in cui scrivi.
  • Concentrarti su un solo episodio, magari uno che ti ha colpito profondamente.
  • Basare l’intera narrazione su brevi sequenze, in apparenza logicamente scollegate, per mettere in luce un aspetto particolare della tua vita. 

Non voglio che i miei appunti ti appaiano limitanti. In questa fase, infatti, puoi mettere in gioco la tua fantasia e cercare modi curiosi e innovativi per impostare l’autobiografia.

Hai deciso di seguire una narrazione lineare dal giorno della tua nascita fino a quello in cui scrivi? Magari sei anche un vorace lettore. Allora perché non combinare le due cose e dare ai capitoli il nome dei libri che hanno segnato quel particolare momento della tua vita? È un’idea. Sono sicuro che tu saprai fare di meglio, dopotutto si tratta di te. 

***

Hai scelto come impostare l’autobiografia e hai buttato giù anche qualche capitolo. Rileggendoli, però, hai comunque l’impressione che non siano sufficientemente accattivanti. Lascia che ti dia un consiglio per migliorare ulteriormente la tua opera: prova a “contaminarla” con altri elementi tipici del romanzo. Faccio un esempio.

Sei un appassionato di romanzi in cui il protagonista parte per un viaggio alla ricerca dell’oggetto dei suoi desideri (la cosiddetta quest)? Allora perché non provi a dare questo particolare tipo di taglio alla tua opera? Hai desiderato fin da bambino diventare uno scrittore e ora lo sei. La tua autobiografia potrebbe essere incentrata sul percorso che hai compiuto per raggiungere il tuo sogno.

Magari preferisci la suspense perché ami sentire il cuore palpitare e leggi tanti thriller. Allora perché non inserire un elemento così potente nell’autobiografia e, attraverso una domanda narrativa, spingere il lettore a leggere il libro fino alla fine per conoscere la risposta. Il cosiddetto come va a finire.

Ho riportato solo due esempi perché sono sicuro non te ne occorreranno altri per capire il meccanismo. Spero, inoltre, che ti sia chiaro di quanta libertà disponi: ogni romanzo ha dei tratti dominanti e, una volta colti, puoi sfruttarli per rendere la storia della tua vita ancora più intrigante. 

***

L’ultimo aspetto che mi appresto a trattare in questo paragrafo è rappresentato dai personaggi. L’elemento in questione è spesso bistrattato dagli autori di autobiografie, complice il pensiero comune che a parlare è l’autore. In realtà, come per ogni romanzo che si rispetti, pur essendoci un io narrante, questo deve essere considerato come un personaggio. Come riuscire nell’impresa? Un buon punto di partenza è sicuramente prendere le distanze dal personaggio (quindi da voi stessi) e dalla storia che vi apprestate a raccontare. 

Comprendo la difficoltà. È la tua storia, solo tu sai com’è andata e le motivazioni che ti hanno spinto a fare determinate scelte. Lascia, però, che ti riveli un segreto: parlare della propria vita con sincerità è un gesto molto apprezzato dai lettori. Quindi, non è il caso di prendersi troppo sul serio. Capisci cosa intendo?

Non è ancora finita: ciò che vale per il protagonista, vale anche per tutti i personaggi che avranno a che fare con lui. Ognuno di loro dovrà avere una personalità, uno specifico modo di parlare e, qualunque sia il suo ruolo, spetta al lettore decretare se sia nel giusto o nell’errore. 

Gli errori da evitare

Di alcuni ti ho già accennato qualcosa nel corso dell’articolo, ma in questo paragrafo andrò il più possibile nello specifico e cercherò di affiancare al “non-fare” una serie di consigli utili per il “fare-bene”. 

Il primo errore, quello più ovvio, in cui puoi cadere quando ti cimenti nella scrittura di un’autobiografia è produrre un testo autocelebrativo. Ti sarà sicuramente capitato, mentre raccontavi una storia ai tuoi amici, di aggiungere qualche particolare per rendere l’impresa più gloriosa. Lo stesso può capitare mentre scrivi la tua opera, con un’unica differenza: non avere il timore di ricevere domande “scomode”, capaci di portare allo scoperto la tua innocente bugia. 

Scrivere l’essenziale è un tratto importante della scrittura autobiografica. In qualunque modo tu decida di impostare la narrazione, il pubblico non gradisce che ogni situazione sia descritta in modo minuzioso, tantomeno esasperato. Magari solo le più importanti, ma sempre con cautela, per non scadere nell’ampollosità. Questo ci porta a trattare di un qualcosa che non definirei propriamente “errore”, ma che non ha sede più appropriata di questa per essere trattato: la pertinenza.

Essendo tu lo scrittore hai la facoltà di decidere cosa raccontare, ma ricorda sempre di rispettare le norme del contratto scrittore-lettore e con esse le domande che il tuo libro susciterà nei lettori. Magari non hai voglia di parlare di tue vicende troppo personali ed è giusto, ma farne solo un breve cenno aiuta il lettore a non trovarsi tagliato fuori dalla tua opera. Dopotutto sta leggendo o no la storia della tua vita?

Infine, un errore a cui ti consiglio di prestare la massima attenzione è scrivere seguendo un desiderio di rivalsa. Avrai di certo incontrato alcune persone nel corso degli anni che te ne hanno combinate di tutti i colori. Magari mentre scrivi ti tornano in mente, ti accorgi che il rancore tutt’ora ribolle in te e ti convinci che dedicargli due paroline nel corso della narrazione è ciò che meritano. Niente di più sbagliato. “Regolare i conti” riempiendo la tua autobiografia di invettive non solo rischia di annoiare il lettore, ma anche di far pendere la bilancia dalla parte di chi volevi mettere alla gogna. Ti invito, quindi, alla calma e rinnovo il consiglio scritto nel paragrafo precedente: parla della tua vita con la massima sincerità e oggettività.

Siamo giunti alla fine dell’articolo. Prima di lasciarti, però, voglio avvisarti che c’è ancora tanto da scoprire sul mondo dell’autobiografia, ma spingerci ancora più in là in questa sede potrebbe crearti solo confusione.

Inoltre, non dimenticare mai che tutto ciò di cui ti ho parlato non è da considerare come legge assoluta. è giusto studiare la natura, le caratteristiche e le tecniche dei generi che preferiamo, ma dipenderne può diventare un male. L’obiettivo deve essere far proprie le nozioni per riuscire, un giorno, a superarle. 

Se l’articolo ha stimolato la tua voglia creativa, cosa aspetti? Corri a lavorare al tuo progetto!

Io ti aspetto in una delle mie lezioni private e al prossimo articolo.

A presto, mio caro lettore